Centro San Rocco - Interventi

Giuseppe Pagano: «La camorra avrà una fine. Il “quando” dipende da noi»
Data pubblicazione : 30/01/2019
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Ripercorriamo il toccante incontro con il fondatore della Nuova Cucina Organizzata in un commento di don Enrico Brancozzi

Lo scorso venerdì 18 gennaio, il centro culturale San Rocco ha ospitato l’intensa testimonianza di Giuseppe Pagano, una delle voci più significative del recupero sociale di quella che è stata chiamata la “terra dei fuochi”, che comprende parte della provincia di Napoli, la provincia di Caserta e l’agro-aversano. Una zona, dice Pagano, che era molto ricca e culturalmente evoluta fino ad un secolo e mezzo fa, ma che negli ultimi quarant’anni è stata depauperata dalla camorra fino ad avere gravi problemi di tenuta sociale, aggravati da un inquinamento ambientale che sta emergendo solo in questi anni. Proprio dalla camorra come fenomeno storico parte il racconto di Giuseppe, come sia stato possibile cioè che un gruppo di “guappi”, dediti per lo più a piccoli furti, sia diventata una delle mafie più pericolose e più ricche del mondo. È avvenuto un po’ alla volta, quando ad essa ha fatto ricorso l’agricoltore per avere il prezzo pattuito della merce, il bracciante per vedere riconosciuto il proprio salario, il commerciante per essere difeso dai soprusi, il cittadino comune che chiedeva l’allaccio dell’acqua o della luce in tempi ragionevoli. È stato quando i diritti sono diventati concessioni che la camorra ha rivendicato il suo ruolo: quei favori non erano gratuiti, non vi era alcun senso di giustizia, alcuna filantropia, ma solo l’intenzione di occupare a proprio vantaggio gli spazi lasciati dallo Stato e dalla società civile. L’immagine romanzata delle fiction è semplicemente falsa.

Dopo la morte di don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, nel 1994, le componenti sane di queste terre hanno avuto un sussulto. L’assassinio di un prete segnava un nuovo confine nell’efferatezza della criminalità, la fine della religiosità di facciata che contrassegnava le processioni, le feste di paese, le affiliazioni, gli “inchini” e tutte le altre forme neopagane che già papa Giovanni Paolo II aveva dichiarato false e verso le quali aveva pronunciato la sua scomunica. La morte di don Diana è stato un seme che ha generato coraggio, audacia, fiducia. Giuseppe Pagano ha intuito, con l’aiuto di numerosi giovani e di molte istituzioni, che la capacità di fare rete non dovesse essere solo della criminalità, ma dovesse diventare un’opportunità anche per le persone per bene, per gli onesti, per tutti i cittadini stanchi di vivere tra continui agguati e di vedere lentamente morire le loro città. La Campania ha avuto negli ultimi vent’anni circa mezzo milione di emigranti, in larga parte giovani che sono andati al Nord o all’estero. Insieme con altri giovani, Pagano ha fondato una cooperativa sociale e ha iniziato a gestire in prima persona i beni confiscati alla camorra. Una delle espressioni di questa attività è la Nuova Cucina Organizzata, ristorante a vocazione sociale che fa il verso alla rete criminale di Raffaele Cutolo. Partendo dalla cura verso i malati psichici, il ristorante ha dato lavoro e speranza a molti giovani e soprattutto ha vinto le resistenze e lo scetticismo iniziali degli abitanti del territorio. Un piccolo miracolo che continua ancora oggi e che attrae molti giovani da tutta Italia.

 

Enrico Brancozzi

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